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Scartamento ridotto
La linea silana ha rotaie a 950 millimetri invece dei 1.435 normali: è così che sale dove le altre ferrovie non arrivano.
Le rotaie della Sila stanno più vicine di quelle che si vedono in una stazione qualunque. Novecentocinquanta millimetri l'una dall'altra, contro i 1.435 della rete ordinaria. Sono quasi mezzo metro di differenza, e su una montagna conta più di quanto sembri.
Binari più stretti si lasciano piegare in curve più corte e reggono pendenze che una linea normale affronterebbe solo a colpi di galleria e di viadotto. Il tracciato silano ha preso questa strada: invece di tagliare dentro la montagna le gira intorno, appoggiandosi al fianco del pendio e assecondandone le pieghe. Chi sale se ne accorge dal finestrino, perché il panorama cambia lato ogni pochi minuti.
Un secolo fa il problema non era la velocità. Era portare un treno dalla pianura di Cosenza fin sopra l'altopiano, con i soldi e gli attrezzi che c'erano allora. Le ferrovie di montagna nate nello stesso periodo, in Italia e altrove in Europa, hanno risposto alla stessa domanda nello stesso modo.
Il punto più alto della linea è San Nicola-Silvana Mansio, 1.405 metri sul livello del mare: la stazione ferroviaria a scartamento ridotto più alta d'Italia. Da Camigliatello il treno ci arriva in poco spazio, con una curva dietro l'altra e gallerie strette. Il dislivello non serve leggerlo su un cartello, si sente salendo.
La locomotiva storica di questa linea è una 353 costruita nel 1926 dalla tedesca Borsig, che di macchine a vapore ne faceva il mestiere. Ha quasi cent'anni ed è nata per ferrovie di montagna a scartamento ridotto, con la potenza per tirare il convoglio lungo le pendenze della Sila da sola, senza una seconda macchina in coda. Dietro ci sono le carrozze in legno d'epoca, restaurate, con l'aria che avevano quando salire quassù in treno era l'unico modo di salire.
Per la corsa del 4 ottobre 2026 la Borsig è ferma in revisione. Al suo posto tira un locomotore degli anni '70, sulla stessa tratta, agli stessi orari, con le stesse carrozze del 1920. Le curve e i 950 millimetri fra le rotaie non cambiano a seconda di cosa c'è in testa al treno.
Si parte da Camigliatello Silano alle 10:00. Il biglietto costa 30,00 euro, 25,00 per i bambini dai 3 ai 12 anni, con andata, ritorno e ingresso alla Sagra compresi; la Sagra si tiene all'area Sculca, a Casali del Manco. Organizza ATFSC, con il contributo di ARSAC, e sempre ATFSC vende e gestisce i biglietti su questo sito. Il treno lo fa viaggiare Ferrovie della Calabria, il sito è di Tevet Srl.
Quando la ferrovia fu costruita, ai visitatori non pensava nessuno. Serviva a tenere insieme i paesi della Sila, allora isolati per gran parte dell'anno, e la rete ferroviaria della costa. Lo scartamento ridotto costava meno ed era quello che si poteva fare: di strade carrozzabili ce n'erano poche e d'inverno spesso impraticabili. Per decenni su questi binari sono passati persone, merci e posta, finché le corriere e i camion non hanno preso il loro posto.
La stessa caratteristica tecnica che serviva a chi ci viveva è diventata più tardi un motivo per salirci da fuori. Di ferrovie così, strette in mezzo ai boschi e con una locomotiva quasi centenaria, in Italia ne restano poche: le gallerie lunghe e i viadotti in cemento hanno reso lo scartamento ridotto una scelta che quasi nessuno fa più.
La linea si può ancora percorrere, ed è questo che la rende interessante più della sua storia. Le curve corte che una ferrovia normale non affronterebbe, le carrozze più basse e più leggere di quelle ordinarie, il rumore diverso che fanno le ruote su rotaie così ravvicinate. In Calabria nessun'altra ferrovia è mai arrivata tanto in alto, e per restare in piedi questa ha dovuto conservare esattamente la misura per cui era nata.
In calendario. Il Treno della Sila sale domenica 4 ottobre 2026. Vai alla scheda.